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Grosseto
09
- 10 MAGGIO 2009
The
Rake VI è uno di quegli eventi che, a giusto titolo,
merita un posto tra i ricordi più belli. Inizialmente il
Bravo Team Joint Operation (Band of Brothers + 9°
Incursori) avrebbe dovuto partecipare con quattro
uomini, così come previsto dal book di missione, ma a
causa di problemi intervenuti all’ultimo momento ad un
elemento della squadra, siamo stati costretti a
presenziare solo con tre operatori (Diomede, Virus e
Kuio). Goliardicamente, a chi ci chiedeva il perché
fossimo solo in tre, rispondevamo: “perché il quarto
avrebbe fatto troppo rumore…”, ma a parte le battute di
spirito, un quarto uomo sicuramente ci avrebbe fatto
comodo. Inizialmente volevamo chiedere
all’organizzazione di partecipare fuori dalla
classifica. Infatti reputiamo giusto che ci sia una sana
competizione, ma senza l’assillo di cumulare punti; ciò
lascerebbe, a nostro avviso, più spazio
all’interpretazione e maggiore libertà di pianificare
l’evento in base a dettami strategici che seguano un
filo logico del tutto personale. Abbiamo poi preferito
partecipare alla gara nel modo “tradizionale” pur
approcciando alla stessa con uno spirito non
competitivo. Appena infiltrati ci dirigemmo al centro
informatico iraniano dove, camuffati da tecnici,
eludemmo le guardie preposte alla sorveglianza del sito.
Immesso un virus nella rete informatica ed annotate le
coordinate della base logistica del temibile Dragone
Nero, lasciammo l’installazione. Conseguito così
l’obiettivo, ci dirigemmo in una zona nella quale
effettuare una ricognizione atta a recuperare alcune
coordinate, che in seguito ci avrebbero permesso di
colpire con un mortaio dei punti strategici. Dopo
diverse ore passate a percorrere in lungo e in largo
l’area, finalmente trovammo il paracadute e quindi le
coordinate che ci occorrevano. Arrivati al QG di Dragone
Nero ed ottenuta la finestra di ingaggio, optammo per
attaccare frontalmente per poi sganciare un uomo che
lateralmente avrebbe tentato di entrare
nell’accampamento. Raggiunto stealth il QG, in poco
tempo eliminammo la difesa e Dragione Nero. Ringraziati
i ragazzi della controinterdizione rivelatisi davvero
onesti e gentili, raggiungemmo il campo di prigionia.
Qui un nostro uomo si sarebbe fatto arrestare ed una
volta condotto in carcere, avrebbe guadagnato la fiducia
del braccio destro di Dragone Nero e carpito le
coordinate del suo quartier generale. Tali coordinate le
avevamo già acquisite al centro informatico iraniano ed
il QG era stato già “epurato” dal cattivo di turno.
Evitammo quindi di perdere tempo prezioso rinunciando
all’arresto fittizio ed optando per l’attacco che ci ha
permesso di acquisire comunque l’obiettivo al 100%.
Quando il sole ormai da ore aveva salutato le cime più
alte, arrivammo all’obj laser target. Le direttive di
missione prevedevano l’eliminazione di un deposito di
armi tramite un attacco missilistico. Il nostro compito
era quello di avvicinarci in modalità stealth
all’obiettivo, illuminare con il laser verde il
bersaglio e permettere così un bombardamento
“chirurgico” ed efficace. Concessaci la finestra di
ingaggio, provai l’avvicinamento al sito badando ad
evitare qualsiasi rumore; fortunatamente la luna
splendeva nel cielo e se da una parte offriva discreta
visibilità a chi era di guardia all’obiettivo,
dall’altra favoriva l’uso del visore notturno, grazie al
quale ho potuto determinare sia il numero che la
posizione delle guardie presenti in loco. Raggiunta una
posizione favorevole illuminai con il laser il
bersaglio, la lunga scia verde rivelò la mia posizione
allertando la controinterdizione che, con l’ausilio di
torce, cominciò il rastrellamento dell’area. Arretrando
in fretta cercai di catalizzare l’attenzione degli
avversari verso la mia posizione cosa che avrebbe
permesso ai miei compagni appostati nelle vicinanze, di
distinguere il colore di un cylume per comunicarlo all’HQ;
solo allora l’obiettivo sarebbe stato ritenuto
conseguito. Nell’indietreggiare incalzato dagli
avversari, mi trovai con la via di fuga sbarrata da alti
rovi; speravo che Kuio e Virus riuscissero a scorgere il
colore del cylume, ma non ricevevo alcuna comunicazione
radio… Pessimo segno! La copertura stava per saltare ed
ogni speranza diminuiva proporzionalmente con l’avanzare
della pattuglia avversaria che ormai mi aveva quasi
raggiunto. La luce delle torce ormai lambiva i miei
piedi ondeggiando minacciosamente. Cercai di pensare ad
una soluzione e, date le esigue opzioni a disposizione,
scelsi quella che mi sembrava l’unica logica. Cominciai
a lanciare rami secchi e tutto ciò che riuscivo a
recuperare da terra, verso dei cespugli alla mia destra.
In principio non sembrava sortire l’effetto desiderato,
ma dopo qualche secondo, le torce degli avversari si
spostarono verso il rumore ed in un vuoto gravido
d’attesa, sentii la voce di Virus comunicare il colore
del Cylume all’HQ… FINEEE! Tirai un sospiro di sollievo,
grande Virus! Oramai la notte con il suo silenzio era
calata sui boschi ed il candore della luna faceva da
cornice ad un paesaggio davvero senza eguali. Erano
molte ore che camminavamo e la stanchezza si faceva
davvero sentire, anche l’acqua cominciava a
scarseggiare, ma, obbedienti al motto del Bravo Team
Joint Operation: “USQUE AD FINEM”, tirammo dritto senza
troppe storie. Arrivati in cima ad una montagna,
consegnammo al mortaista le coordinate reperite
precedentemente nei pressi del paracadute. Dopo aver
assistito al lancio di un razzo che simulava l’avvenuto
bombardamento, ci recammo all’obiettivo “ambasciata”,
dove avremmo dovuto scortare l’ambasciatore americano
dentro una Jeep, evitando che forze ostili lo
eliminassero. Arrivati in loco, disponemmo in copertura
i due soldati americani presenti, io rimasi dentro
all’ambasciata con il VIP, Virus e Kuio si appostarono
poco distante in posizione speculare. Staccammo il
gruppo elettrogeno per non dare riferimenti agli
assalitori e per meglio sfruttare le peculiarità dei tre
visori notturni. Giunta la jeep, fu un inferno. Cinque
ostili aprirono il fuoco verso l’ambasciata. I due
soldati americani svolsero un lavoro egregio offrendo il
giusto diversivo che permise a Kuio e Virus di
allargarsi rispettivamente a destra e sinistra per poi
piombare sui fianchi degli assalitori falciandoli.
Presto urla e pallini riempirono l’aria, nel caos
generale pregai l’ambasciatore di attaccarsi saldamente
al tattico e procedere dietro di me verso il veicolo.
Pochi metri ci dividevano dalla portiera dell’auto ed i
BB sibilavano beffardi, per poi morire alle nostre
spalle in un soffio. Due metri… le raffiche sembrano
aumentare d’intensità...un metro, spalanco la portiera e
metto in sicurezza il VIP… è andata! Salutati i ragazzi
che nella loro gentilezza ci offrirono anche dell’acqua,
procedemmo verso l’obiettivo missilistico. Oramai i
colori tenui dell’alba facevano capolino dietro le
montagne che gradualmente assumevano tonalità color
pastello. L’avvicinamento all’obiettivo si rivelava
difficoltoso vista la sua ubicazione in campo aperto,
ma, sfruttando la copertura di un albero alto e dalla
chioma espansa che mantenemmo sempre in linea tra noi e
l’obiettivo, riuscimmo ad avvicinarci parecchio senza
esser scorti dalle guardie presenti in loco. Kuio fu il
primo ad aprire il fuoco colpendo parecchi operatori e
di li a poco l’obiettivo cadde. Disarmate le due testate
missilistiche, procedemmo verso l’ultimo obiettivo,
specchio del precedente. Nonostante la difesa fosse ben
piazzata, riuscimmo ad eliminarla celermente anche
grazie all’ottimo contributo di Virus che mantenne alto
il volume di fuoco. Dopo aver disarmato correttamente le
due testate missilistiche esfiltrammo con due ore
d’anticipo, soddisfatti per aver conseguito tutti gli
obiettivi al 100% con soli tre operatori e con l’unico
rammarico di aver incontrato due pattuglie di
controinterdizione. Credo sia giusto complimentarsi con
i Dragon Force per l’impegno profuso, la gara è stata
ben organizzata e la copertura radio si è rivelata
ottima. Inoltre è stato adottato un sistema innovativo
che ha sostituito i classici ruolini. Si tratta di una
scheda magnetica in possesso di tutte le squadre, sulla
quale di volta in volta venivano impressi gli esiti dei
vari ingaggi. Oltre alla gara c’è l’aspetto aggregativo
che merita sicuramente una menzione speciale. Ogni
raduno, manifestazione o evento, permette di incontrare
persone che condividono la stessa passione e rivedere
vecchi amici sparsi per tutta l’Italia. Anche a loro
vanno i più sentiti saluti. Over.
Diomede
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