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Mondaino
Rimini
10
- 11 - 12
OTTOBRE 2008
L’esperienza
a cui abbiamo avuto l’onore di prender parte, rientra
nella categoria degli eventi “unici” organizzati nel
nostro paese. E’ difficile al contempo identificarlo in
qualsivoglia concetto categoriale, proprio per le
caratteristiche peculiari che lo contraddistinguono e
che gli conferiscono lustro. La Cobra è una
manifestazione organizzata da una compagine di più Club,
tra cui troviamo: 82nd Imola S.A.T., Daino Force,
Erasers, Legionari Malatestiani, Rainbow Rimini Corp,
Untouchables.
In quel di Mondaino (RN) si sono dati battaglia 280
partecipanti, per un totale di 35 squadre provenienti da
tutta Italia. E’ doveroso specificare che per alcuni
team la gara è cominciata venerdì 10 Ottobre. Infatti
l’accesso ad un’area segreta presente sul sito Web
ufficiale della Cobra, garantiva la possibilità di
cumulare punti extra e raccogliere preziose informazioni
atte a semplificare lo svolgersi della competizione, che
si sarebbe tenuta nelle giornate di sabato 11 e domenica
12 Ottobre.
In occasione della Cobra il Bravo Team Joint Operation,
forza interclub creata al fine di partecipare ad eventi
ESA ed HSA, ha visto schierati: Kuio, Snake e Spider per
il 9° incursori; Diomede, Virus e Ocelot per i Band of
Brothers; Zeta e Draculino per l’SBS Team.
Arrivammo il venerdì di buon’ora all’aeroporto di
Rimini, dove dopo un breve volo, Kuio riportò alla
squadra alcune importanti informazioni inerenti
l’evento.
GPS alla mano ci dirigemmo verso un’attività commerciale
sulla cui vetrina reperimmo delle coordinate per
raggiungere altri negozi disseminati per la città. Il
camuffamento da spedizioniere ci permise di recuperare
importanti mappe consegnateci in busta chiusa dal
commesso di un ferramenta. Nei panni di un tecnico
Hardware ci infiltrammo in un negozio di Computer con
l’intento di reperire coordinate e file importanti da un
PC. La vera chicca fu indossare il camuffamento da
idraulico, non tanto perché animati da velleità di
vestire i panni del novello Super Mario, quanto per
l’intensità dell’esperienza che stavamo vivendo.
Arrivati davanti ad un albergo, salimmo sul retro di un
furgone il cui interno era illuminato dal riverbero dei
monitor, sui quali scorrevano immagini riprese da
telecamere disseminate nell’albergo e che ritraevano un
generale tedesco intento a prepararsi per la consueta
doccia serale. In un’atmosfera da FBI degna della
miglior pellicola Noir, mi presentai nella Hall come
“tecnico idraulico” sostenendo di dover riparare un tubo
nella stanza 34, terzo piano…la stanza del generale
tedesco. Arrivato al piano fui bloccato da una guardia
del corpo che volle perquisirmi e soprattutto conoscere
quanto tempo avrei impiegato per riparare il guasto.
Entrato ormai nella parte, risposi che non ci sarebbe
voluto molto anche perché avevo impegni familiari
incombenti e che era tutta la giornata che riparavo
guasti di quel tipo. Entrato nella camera trovai davvero
uno scenario ben allestito, carte e documenti del Reich
sparsi ovunque nonché oggetti d’epoca, la cornice
d’eccezione era rappresentata dallo scrosciare
dell’acqua che proveniva dal bagno da cui mi separava
una porta chiusa. Recuperai delle coordinate celate
dietro un porta foto, scattai un’istantanea al ritratto
del generale ed uscii.
Raggiunti i compagni di squadra che attendevano fuori
l’albergo, ci rimettemmo in marcia verso altri
obiettivi; il nostro giro terminò a tarda sera quando
oramai la stanchezza si faceva sentire, ma eravamo al
contempo soddisfatti e consci di vivere appieno la
vigilia dell’evento che da mesi pianificavamo grazie ad
un book di missione davvero articolato.
L’indomani assistemmo ad una suggestiva presentazione
dei vari OBJ tenutasi nella sala consiliare del Comune
di Mondaino, oltre all’aspetto scenografico
particolarmente curato, fu accolto con estremo piacere
il discorso pronunciato dal Sindaco che esprimeva tutto
il suo apprezzamento per il softair e per chi aveva
percorso centinaia di Km pur di esser li. L’intervento
fu largamente acclamato dal popolo di softgunner
presenti in sala, visibilmente entusiasta di
un’amministrazione totalmente collaborativa e proclive
ad incentivare ogni tipo di attività sportiva.
Fummo infiltrati per mezzo di un furgone nell’Area
Operativa alle 11.40 di sabato 11 Ottobre. L’umore era
buono, la concentrazione elevata e focalizzata sull’OBJ
Bravo, rappresentato da un villaggio vietcong situato
sulla cima di una collina. Dopo aver acquisito un paio
di Way Point arrivammo al punto stabilito, dove con
tanto di sigaro in bocca ed elmetto ben calcato, ci
accolse il Col. Denfort del 187°Fanteria. In seguito ad
un breve briefing ci trovammo catapultati in una vera e
propria battaglia, correre verso la sommità della
collina incalzati dalle raffiche provenienti dai Bunker
vietcong risultò faticoso, ma al contempo estremamente
divertente. Nella fretta non abbandonammo nemmeno gli
zaini a terra, ciò sfiancò presto la squadra che però
arrivò comunque integra al villaggio dopo aver
bonificato l’area colma di effetti pirotecnici, fumo di
copertura e boato dei bombardamenti in sottofondo.
Parlai con il capo villaggio tramite un interprete
vietnamita, al fine di estorcere informazioni in merito
ad una radio che avremmo dovuto trovare ed utilizzare
per stabilire un contatto con il colonnello Denfort.
Ottenute 3 pergamene con iscrizioni in vietnamita, le
portai ai miei compagni che cominciarono la traduzione.
Nel frattempo all’interno di una capanna allestita come
bordello, riuscimmo a trovare una botola ben celata
sotto ad un materasso, che conduceva ad una piccola
stanza segreta dove finalmente reperimmo la radio. Le
ragazze vietnamite del bordello non facevano altro che
rivolgerci attenzioni (svolgendo appieno il ruolo
preposto di deconcentrare i vari team). “15 dollali…”
“amole lungo lungo…”; come se non esistessero
continuammo ad esaminare la radio, finchè purtroppo, nel
muoverla attivammo una mina che ci fece saltare in aria.
OBJ acquisito parzialmente! Salutati i ragazzi
abbigliati in perfetto stile Vietcong ed appurato che le
ragazze del bordello non accettavano ne euro ne
pagamenti con carta di credito ;-) , proseguimmo la
marcia verso altri WP. Il morale era buono e la fatica
cominciava a farsi sentire; una nota di colore fu
rappresentata da un simpatico contadino che vedendoci
ansanti ed accaldati passare accanto la sua abitazione,
ci regalò un paio di bottiglie d’acqua augurandoci buona
gara. Stupiti per la disponibilità ed ancora più consci
che l’intero paese sposasse la natura dell’evento,
proseguimmo nella marcia. Purtroppo Ocelot accusò forti
dolori addominali, ma strinse i denti e decise di
proseguire; a lui vanno i più sentiti complimenti per
non aver ceduto.
Preso contatto con un partigiano, riuscimmo ad
individuare le esatte coordinate per bombardare l’ampio
campo tedesco che troneggiava con i suoi bunker e
torrette, all’interno di un recinto disseminato da mine.
L’esplosione che seguì i colpi di mortaio, ci rinfrancò
non poco visto che eravamo riusciti a centrare un bunker
nemico. Ci lanciammo verso il cancelli d’ingresso del
campo che con l’ausilio di pesanti tronchesi riuscimmo a
violare. Dopo un aspro combattimento, nel quale si
distinse Spider, il campo cadde. Grazie all’impegno di
Draculino riuscimmo a decifrare parte del messaggio in
codice morse riprodotto su apposite cuffie audio.
Purtroppo il tempo finì prima che l’opera di
decrittazione fosse terminata. Oramai era sopraggiunta
la sera, all’entusiasmo iniziale seguiva
proporzionalmente il senso di spossatezza provato
dall’intero team, in marcia oramai da 11 ore, con una
media di 15/18kg di equipaggiamento per operatore.
L’imprevisto, questa strana variabile assai frequente
con cui imparammo a convivere alla Cobra, si presentò
nuovamente. L’organizzazione ci assegnò una missione
bonus in cui avremmo dovuto attendere un convoglio
composto da tre autovetture, far saltare quelle della
scorta ed estorcere informazioni al VIP che era giunto
in loco per appartarsi con una donzella di facili
costumi (scusa Nikita, ma è quello che ci comunicò la
Crew, sai che non mi permetterei mai ;-) ). In un vuoto
gravido d’attesa e nel silenzio della notte, attendevamo
di poter agire blandendo di tanto in tanto il grilletto,
la tensione era alta. Eliminata la scorta e disarmato il
VIP gli intimammo di “cantare”. Di fronte alla minaccia
paventata di una prematura eliminazione della fanciulla,
nel caso si fosse rifiutato di collaborare, l’uomo vuotò
il sacco. I migliori complimenti vanno a Nikita ed al
VIP per l’ottima interpretazione.
Vale la pena menzionare sicuramente il Way Point 1 e
l’estrema difficoltà incontrata per raggiungerlo. Il WP
posto all’interno di una gola, appariva irraggiungibile
a causa di una discesa ripidissima che si inoltrava nel
bosco. Liberatici dell’equipaggiamento con Zeta e Virus
decidemmo di tentare l’impresa; l’avanzata risultava
quasi impossibile a causa del fitto intrico di rovi e
dell’impervio terreno, il tutto era reso ancor più
difficile dalla densa oscurità che avvolgeva l’intero
bosco. Riuscimmo a raggiungere la destinazione e con
estremo sacrificio ci trascinammo su per il pendio con
l’intento di ricongiungerci alla squadra che era rimasta
occultata ed in attesa. Mai come in quel momento
sostenni i compagni di squadra, così come loro fecero
con me; sospingendoci vicendevolmente su per il dirupo
ammantato dal fango arrivammo in cima stravolti, ma
soddisfatti e, dopo aver ripreso fiato, partimmo alla
volta dell’OBJ Echo dove ad attenderci avremmo trovato
un tempio pieno di insidie e l’Arca dell’Alleanza…ma
andiamo per gradi.
Il rimanere occultati in attesa di ricevere “luce verde”
dall’OBJ Echo, offriva vero sollievo alle nostre
articolazioni provate da ore di cammino… quante? 15, 18,
20… non lo sapevamo più, quel che appariva chiaro era
che le riserve idriche andavano sempre più
assottigliandosi. Ottenuto il permesso per muovere, ci
avvicinammo a Tibia (il nostro contatto in loco) che ci
condusse allo Stargate. Davvero suggestivo fu
attraversarlo accompagnati da luci e suoni; giunti al
Tempio, abbandonammo l’armamento e reperimmo un
medaglione presso degli scavi archeologici poco
distanti. Dopo aver strisciato ventre a terra in uno
stretto cunicolo, giungemmo presso una piccola stanza.
Posizionato il medaglione su un asta e seguendo il
fascio di luce che lo attraversava, individuammo il
punto esatto della parete antistante sulla quale agire.
Un “clack” ci avvertì che un entrata segreta si era
aperta garantendo l’accesso alla stanza successiva. Il
pavimento era costellato da piastrelle quadrate sulle
quali erano impressi dei numeri romani. L’indizio
fornitoci per individuare quali di queste ci avrebbero
condotto sani e salvi dall’altra parte era: “ In questo
giorno il Signore si riposò”. Individuammo la numero VII,
sulla quale salì Virus, la cavia offertasi per
l’occasione. Provammo poi con quella con impresso il XIV
e… fortunatamente non successe nulla di catastrofico, il
pericolo era costituito dallo scegliere la piastrella
sbagliata sulla quale salire, ciò avrebbe azionato un
meccanismo collegato ad alcune ASG che inevitabilmente
ci avrebbero falciato. Il terzo ostacolo era costituito
da una serie di fili attraverso i quali saremmo dovuti
passare evitandone il contatto ed anche in questo caso
riuscimmo ad scongiurare il pericolo di essere investiti
da una pesante raffica.
Arrivammo all’Arca dell’Alleanza pressati dal tempo che
piano piano andava esaurendosi. “Solo il più meritevole
tra voi potrà aprire l’Arca” recitava l’indizio
fornitoci. Pensammo al capo squadra… scelta giusta
fortunatamente. All’interno dell’Arca mi aspettavo di
trovare: il bastone di Aronne, le Tavole della Legge e
la manna così come narrato nella Bibbia; avevo anche
preparato una conversione metrica tra cubiti e
centimetri seguendo alla lettera quanto riportato nelle
Sacre Scritture. La pianificazione per affrontare questo
obiettivo era stata assai minuziosa. Sollevato il
coperchio trovammo delle gemme, incastonammo una di
queste nell’occhio di un teschio, ciò fece scattare un
meccanismo che spalancò la parete alle nostre spalle
garantendoci una via d’uscita. Trasportammo l’Arca fuori
dal Tempio, riuscendo a condurre fuori anche il Graal,
la sacra coppa portata da Giuseppe d’Arimatea a Britio;
il calice era posto su un piedistallo tarato in base al
suo peso specifico. Scambiammo rapidamente la coppa con
un grosso rubino, il cui peso evitò di farci crollare
sulla testa il soffitto costellato da punte acuminate.
Appena fuori fummo investiti da pesanti raffiche che
eliminarono molti compagni ed afferrate alla meglio le
ASG, rispondemmo al fuoco falciando gli avversari. Non
pensammo purtroppo di bere dal Graal per far tornare in
vita i compagni caduti e fummo costretti a trasportare
l’Arca verso lo Stargate solamente in tre. I 150 Kg del
manufatto si sentivano tutti! Senza contare che eravamo
dilaniati dai crampi dovuti alla lunga marcia del giorno
precedente. Purtroppo il tempo a nostra disposizione
finì quando ormai mancavano pochi metri allo Stargate.
E’ incredibile di come la scenografia fosse curata nei
minimi dettagli, mai visto nulla di simile. Decidemmo di
riposare un’ora, era quasi l’alba di domenica 12 Ottobre
ed avevamo camminato senza sosta. Dormimmo a terra in un
bosco umido; il sudore del quale la mimetica era intrisa
in poco tempo divenne gelido, ma la stanchezza era
troppa e bene o male riuscimmo a dormire un pò prima di
rimetterci in marcia. L’avanzata si rivelò, ahimè, assai
difficile a causa degli impervi campi arati, le cui
zolle rendevano quasi impossibile procedere.
Acquisiti altri WP giungemmo all’OBJ Golf, nel quale
credo di poter affermare che abbiamo dato il massimo.
Scivolammo con l’ottimo Snake alle spalle di due
sentinelle poste a guardia di un blindato per poi
trafiggerle simultaneamente in modalità stealth
(mediante coltelli in lattice). Nel frattempo il resto
della squadra prendeva l’autista del blindato in
ostaggio. Arrivati con il mezzo all’OBJ sfondammo il
cancello eliminamdo tutta la controinterdizione
presente. Kuio diede il meglio di se interrogando in
perfetto russo il comandante che avremmo dovuto liberare
e mentre Draculino con l’ausilio di un metal detector ed
alcune bandierine apriva una via nel campo minato, Virus
stoicamente respinse un nuovo attacco avversario.
Caricato il russo in barella sfruttammo il corridoio
creato da Draculino per far esfiltrare l’uomo. Ottima
azione, non c’è che dire. Purtroppo Draculino accusò
problemi al ginocchio e fu costretto ad abbandonare la
gara.
L’acqua era ormai finita e le vesciche sotto i piedi
dolevano, così come le spalle piagate dal peso
dell’equipaggiamento. Per arrivare all’OBJ Charlie -
laboratori D.A.R.P.A. affrontammo una salita
ripidissima, facendo leva anche sui gomiti e dopo 1 ora
di cammino finalmente scorgemmo la vetta. In loco
trovammo un professore ferito, unico responsabile della
creazione di zombie. Recuperate alcune password su un
floppy ed assemblata una super arma, cominciammo ad
affrontare gli avversari che sbucavano da vere e proprie
bare poste a loro volta in profonde buche. I non morti
in un primo tempo sembravano perire sotto i nostri
colpi, ma inevitabilmente si rialzavano incalzandoci
nuovamente. La chiave per annientarli era la super arma,
ma per azionarla avremmo dovuto collegare un ponte
elettrico realizzato magistralmente dal sapiente
Draculino giorni addietro. Purtroppo il tempo a nostra
disposizione finì e non potemmo ultimare le operazioni.
Salutati i ragazzi dell’OBJ Charlie (scenograficamente
molto curato), ci accingemmo a proseguire verso il luogo
designato per l’esfiltrazione. Il sole ormai da ore
dominava il cielo e da tempo, come immersi in una
profonda amnesia, avevamo dimenticato il dolce sciacquio
dell’acqua rimasta nelle borracce. E’ singolare di come
un suono generi assuefazione, al contrario non è strano
desiderare di udirlo nuovamente, avevamo sete. Purtroppo
a causa della stanchezza e qualche problema tecnico
legato all’ASG , perdemmo anche Ocelot e Spider che non
proseguirono. Durante la marcia udimmo il rumore di un
veicolo alle nostre spalle, forse era la
controinterdizione affamata di punti che ci braccava, ma
la stanchezza era troppa per occultarci. Fortunatamente
si trattava di FOX ed i ragazzi dei Daino Force che ci
offrirono un po d’acqua (Grandi!). Mancavano pochi km
all’arrivo e percorse poche centinaia di metri giungemmo
su una strada asfaltata; fu strano provare la sensazione
di poggiare i piedi su un terreno non accidentato. Dopo
qualche Km arrivammo nei pressi di Mondaino dove
un’affabile signora anziana ci offrì dell’acqua, cosa
che confermò ulteriormente la gentilezza degli abitanti
del luogo e la “assuefazione” ad eventi di questo tipo,
inoltre ne dedussi che per muovere a compassione una
vecchietta dovevamo esser ridotti proprio male. La
nostra gara si concluse con la consegna ad un agente
governativo del floppy recuperato nei laboratori
D.A.R.P.A.
Esfiltrai con Kuio, Virus, Snake e Zeta alle ore 14.40,
dopo aver percorso decine di Km, camminato per 26 ore,
godendo solo di una breve sosta.
Nonostante i normali momenti di tensione dovuti alla
stanchezza, è inevitabile constatare come si intessano
profondi legami di amicizia in situazioni difficili e di
come sia bello condividerle.
E’
stato per noi un piacere prender parte a questo evento,
realtà pulsante nel panorama del softair italiano,
vissuto con spirito non competitivo, quel che conta
infatti per noi è avervi preso parte.
I più sentiti ringraziamenti vanno all’Amministrazione
Comunale di Mondaino, alle associazioni organizzatrici
ed alle pattuglie di controinterdizione che hanno
macinato molti km dandoci la caccia. Un abbraccio infine
a tutti i partecipanti, ci auguriamo di incontrarvi
nuovamente il prossimo anno.
Concluderei con una goliardica citazione del buon Gigi
Proietti (Fioretti Bruno in arte Mandrake) che ben si
sposa con la descrizione del giocatore-scommetitore
medio:
“ …Perchè vede, chi gioca ai cavalli è..come dire...è un
misto...ecco...è un cocktail, è un frullato de robba, è
un minorato, è un incosciente, è un regazzino, un dritto
e un fregnone, un milionario pure sin nun c'ha na lira e
uno che nun c'ha na lira pure se è un milionario, un
fanatico, un credulone, un bugiardo, un pollo, è uno che
passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che impiccia,
traffica, imbroglia, 'more, azzarda, spera, ri'more,
tutto per poter dire: "Ho vintooo, adesso vò fregato a
tutti e mò beccate questa ... tiè!!!"
“Ecco chi è...ecco chi è il giocatore delle corse dei
cavalli, ed è per questo che io chiedo alla clemenza
della corte, a nome nostro e a nome dei giocatori di
tutto il mondo, il beneficio delle attenuanti per totale
infermità mentale!!! ”
Diomede
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