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Berget 7 Three
Kings Härnösand -
Svezia 24
- 25 - 26 - 27 - 28 GIUGNO 2009
Anche quest’anno è stato un vero
piacere condividere questa esperienza con altri 100
ragazzi provenienti da tutta Italia. La Compagnia Lima
“All Italians” ha visto Sven, nel ruolo di Company
Commander, Maso come coordinatore del primo plotone ed
io come coordinatore del secondo. Ogni plotone era
suddiviso in quattro squadre denominate “Sierra”, con a
capo uno squad leader. In fase pianificativa ho reputato
necessario predisporre un vademecum atto a
standardizzare le procedure inerenti le ROE, posti di
blocco, accessi perimetrali e POA. Inoltre ho stampato
gli attestati-ricordo per tutto il mio plotone. Pensavo
che fosse anche un modo per fare conoscenza e cominciare
a vivere nel migliore dei modi questa esperienza. Appena
arrivati con gli altri al campo NATO,
sono sommerso dalle richieste più disparate a cui non so
dare risposta. Pare ci sia un problema con i posti in
tenda. Prima di partire avevo stampato dei cartelli con
l’identificativo della Sierra e del Plotone da affiggere
fuori la tenda. Questo, in parte, ha messo un po
d’ordine. Il giorno successivo la Crew ha risolto ogni
problema. Dopo aver assistito al Briefing tenuto da Sven,
faccio conoscenza con gli squad leader del secondo
plotone. Sono ragazzi validissimi e le premesse per
vivere al meglio il Berget ci sono tutte. Intonare
l’inno di Mameli è stato toccante davvero (metto le mani
avanti e specifico per i più polemici, che tutte le
nazioni lo avevano, evitiamo di ricamarci sopra più del
dovuto) ed ha contribuito a rendere il gruppo ancora più
coeso. Come prima missione dovevamo acquisire la Miners
Hut, una vecchia miniera presidiata dagli SRP (truppe
separatiste). Sven riesce a far ripiegare gli occupanti
promettendogli che la NATO li avrebbe appoggiati per le
elezioni che si sarebbero tenute l’indomani a Bashir
City. Obiettivo conseguito senza sparare un colpo. Una
volta rientrati alla base, stringo amicizia con Ile,
instancabile marconista della Compagnia e con British,
interprete ufficiale. Il giorno successivo la Compagnia
viene spostata dove è richiesto il suo intervento.
Entriamo anche a Bashir City aiutando la popolazione a
respingere un attacco ostile. La città è davvero ben
realizzata. Le costruzioni in legno si stagliano
all’orizzonte, sono un po spartane, ma fa parte del
gioco. Troviamo una chiesa con il sacerdote, la banca,
il municipio, l’ospedale, il market e, la struttura più
acclamata, il bordello. Dando qualche Berget Dollar
(banconote ufficiali del gioco) alle prostitute o al
medico, si veniva curati e magari si aveva anche
l’occasione di scattare qualche foto… inutile dire che
il medico è stato il personaggio meno immortalato.
Respinto l’attacco avversario, stabiliamo un perimetro
difensivo intorno alla città e, non appena tornata la
calma, ci defiliamo. Il primo ingaggio con i mercenari
lo abbiamo in cima ad una montagna. Un nostro POA viene
in contatto con alcuni ostili e di li a poco si scatena
l’inferno. Riusciamo a respingere i mercenari che non
hanno accolto di buon grado la notizia di doversi
ritirare date le ingenti perdite subite. Davvero
suggestivo vedere la compagnia dispiegata ed il nostro
bel tricolore garrire al vento. Non è per patriottismo
“spinto”, ma si gioca tutti dalla stessa parte, ci si
aiuta e le diatribe vengono lasciate sul web.
Implotonati, raggiungiamo la Miners Hut presidiata dai
separatisti, che questa volta non appaiono così
amichevoli. La miniera è posizionata su un’altura
rocciosa e sembra una rocca inespugnabile. Inizialmente
il secondo plotone avrebbe dovuto fare da diversivo e
concentrare su di se il fuoco dei separatisti, mentre il
primo plotone di Maso sarebbe piombato dal bosco sui
difensori. La tattica concepita da Sven non aveva pecche
e sulle prime riusciamo a contenere il fuoco avversario,
ma poi l’ingaggio si fa aspro e si combatte fino allo
stremo delle forze per guadagnare anche un solo metro.
Io ero nelle retrovie e cercavo di mantenere compatte le
varie Sierra del II Plotone grazie all’ausilio
dell’ottimo Venom, marconista instancabile. Recuperando
le ultime forze, spingiamo il piede sull’accelleratore
spostando le minimi al centro dello schieramento e
facendo avanzare le ali che sfruttano a dovere la
copertura offertagli. Dopo un braccio di ferro durato a
lungo, riusciamo a sfondare e conquistare la cima della
Miners Hut. E’ fatta! Ci disponiamo a presidio. L’ottimo
Maso dispiega il suo plotone in alto, mentre al secondo
plotone spetta vigilare il lato valle. Il sole si
staglia all’orizzonte, compagno instancabile del Berget,
pare non perda occasione per osservare l’evolversi degli
eventi. Tornati alla base facciamo rapporto al
Comandante NATO e la giornata si conclude. Il giorno
successivo ci inviano a Bashir City per assicurare la
pace in città. A parte qualche piccola sacca di
resistenza se paratista ed un thank avversario che ci ha
dato filo da torcere, abbiamo vigilato sulla città per
otto ore. La staticità della situazione ha fatto
vacillare qualcuno, ma il bottino portato a casa è
ricco. I ragazzi di Maso hanno sequestrato un grosso
quantitativo di droga ed il Comando NATO si è dimostrato
compiaciuto del nostro operato. Complice la giornata
monotona ed un po di stanchezza, poche persone
partecipano alla missione assegnataci successivamente,
la maggior parte andrà a mangiare una pizza in città.
Per il secondo plotone siamo presenti solo io ed Arvis,
che ci uniamo ad altri 28 ragazzi del primo plotone.
L’esigua parte restante della forza è impiegato lungo il
perimetro della base NATO sotto la direzione di Sven e
Maso, coadiuvati dall’instancabile Basetta. Dovevamo
recuperare alcune taniche di carburante presso la
Traveller’s Lodge, un punto di respawn presidiato dai
mercenari. Sven tiene il briefing magistralmente, trenta
persone mi sembrano davvero poche, ma nessuno si fa
abbattere. Data la poca armonia di medici e supporto
presenti nelle Sierra, divido lo schieramento in due
squadre cercando di distribuire le forze. Non ho nulla
da insegnare a nessuno e con la massima umiltà, cerco di
standardizzare le procedure tenendo un breve briefing
sui segnali manuali e ROE. Gli ottimi Matt e British
guideranno le due squadre, cerco di incitare i ragazzi e
la risposta è buona. Arrivati in vista del punto di
Respawn la squadra di British si distende in linea di
fronte parallela all’obiettivo, mentre quella guidata da
Matt, apre il fuoco compatta e coperta da un fitto
bosco. Di li a poco il teflon comincia a volare ovunque,
subiamo molte perdite e non si fanno attendere le grida
che invocano il soccorso del medico. Usando
sapientemente la copertura delle minimi, i medici
corrono da una parte all’altra per rimettere in sesto i
colpiti; dopo aver usato anche l’ultimo caricatore e
speso l’ultimo pallino per quella maledetta postazione,
i mercenari cedono e l’attacco a tenaglia da i suoi
buoni frutti. Pare che gli avversari abbiano chiamato
rinforzi. Non avremmo resistito ad un ulteriore assalto
dato che eravamo decimati e con i caricatori vuoti.
Chiusi in un cerchio che si stringeva gradualmente con
l’avanzare degli avversari, stavamo per soccombere,
quando fanno la loro comparsa i ragazzi della compagnia
India venutici in soccorso. I ragazzi predispongono un
perimetro difensivo arrestando l’avanzata nemica; ciò ci
permette di effettuare una recon in cerca delle taniche
di carburante che, ahimè, non troviamo. Stanchi, ma
soddisfatti, rientriamo alla base. Solo questa breve
parentesi sarebbe sufficiente per giustificare il
viaggio in Svezia e credo che ne serberemo il ricordo
portandolo sempre con noi. Respinti vari attacchi
diretti al nostro campo, ci accingiamo a riposare.
L’indomani ci prepariamo per attaccare Bashir City. Pare
gli accordi diplomatici siano saltati e che tutte le
forze si siano coalizzate contro la Nato. Al suono dei
bombardamenti, simulati con fuochi pirotecnici, ci
gettiamo dentro le trincee. La crew avrebbe stabilito il
raggio dell’esplosione indicando gli eventuali
“colpiti”, che si sarebbero dovuti dichiarare. Sven
sposta i plotoni in modo che l’attacco congiunto dei
mercenari e separatisti si infranga contro le difese
della base NATO. L’ottimo squad leader Maxx23 ed i suoi
ragazzi fanno un lavoro egregio, così come la squadra
diretta da Papi, Ocelot ed Acciugone. L’attacco sembra
respinto ed è imperativo partire alla volta di Bashir
City. Lungo il tragitto ci imbattiamo nuovamente nella
Traveller’s Lodge, caduta nuovamente sotto il controllo
dei Mercenari. Mentre cerco di disporre il plotone per
l’attacco, così come ordinato da Sven, vengo chiamato da
un ufficiale della compagnia alleata “Oscar”, che mi
avverte della recon preventiva in atto e mi intima di
attendere. Indietreggiare o arrestarsi, avrebbe
significato cadere sotto il fuoco incrociato degli
avversari, appostati a circa 70 metri da noi. Ignorando
gli “accidenti” che mi urlava in inglese l’ufficiale
della Oscar, faccio disporre il plotone in linea di
fronte in ordine sparso. Non appena l’ultimo uomo è in
posizione, al grido “SPINGERE!” il plotone avanza
aprendo il fuoco. Maso con il suo plotone si lancia
nell’azione fornendo un elevato volume di fuoco, mai
scontro fu più aspro. I colpiti erano decine e le minimi
non smettevano di sparare, gli sniper avversari
mietevano molte vittime, ma l’irruenza con la quale i
ragazzi conducono l’attacco ci permette di espugnare la
Traveller’s Lodge e di issare la bandiera italiana.
Qualche difficoltà l’abbiamo avuta per richiamare gli
uomini indietro; è difficile non inseguire gli avversari
e smettere di sparare quando l’azione è nella fase
conclusiva, ma dietro la minaccia che non avremmo
mandato medici a soccorrerli, sono rientrati tutti nei
ranghi (grazie a Nitro e Biolawless per l’impegno
profuso e per essersi sgolati). Lungo la strada per
Bashir City incontriamo 15 mercenari disarmati e li
catturiamo, ma non potendo dedicare uomini alla loro
detenzione, ci viene ordinato di effettuare il knife
kill. Significa che i mercenari dovevano fare rientro al
primo respawn point e ritenersi “colpiti”. L’attacco a
Bashir City è stato tra i più epici e divertenti,
nonostante non sia riuscito. Lo schieramento avversario
vedeva i Mercenari, i Separatisti, le Tigri di Milo ed i
civili coalizzati contro la NATO, che aveva schierato
quattro compagnie per portare a termine l’offensiva.
Molte informazioni in merito ai movimenti degli
avversari ci giungevano grazie a Ser (Sierra 6), che
intercettava le comunicazioni radio in russo e le
traduceva in italiano. La nostra Lima Company avanza con
difficoltà decimata dal fuoco delle minimi schierate
all’interno di un bosco e su un’altura posta alla nostra
destra. Alte le grida risuonano nell’aria ed è subito
caos. Uomini che vengono trascinati al sicuro dai
medici, altri che incitano ad andare avanti, Matt,
Basetta, Jackson, British e tutti i capi sierra si
lanciano all’assalto ed i BB sibilano ovunque. Dalla mia
posizione non riesco a distinguere bene i movimenti del
plotone impantanato nel bosco, ma dalle invocazioni
rivolte ai medici, capisco che le cose non stanno
andando per il meglio. Purtroppo una compagnia alleata
subisce l’80% di perdite a causa di un bombardamento e
l’attacco comincia a perdere vigore. Rimasto solo con il
marconista, provo a vedere che effetto fa trovarsi in
prima linea ed organizzo un rally point, cercando di
radunare ogni uomo che indossi la vegetata, solo un
attacco congiunto poteva salvarci. Purtroppo non siamo
abbastanza e vengo colpito dal fuoco di un cecchino
appostato sul tetto di una casa; una volta curato cerco
di avanzare e vedo Sven brandire una pistola… capisco
allora che ci stiamo giocando il tutto per tutto e che
con italica fierezza stiamo tirando gli ultimi colpi
prima di soccombere. Di li a poco, vengo colpito per la
seconda volta. Non rimane che fare rotta verso il
respawn point più vicino. Dopo circa mezzora arriva la
comunicazione da parte della Crew, che comunica la fine
del Berget.
Non sono sicuro del fatto che gli eventi si siano svolti
cronologicamente come descritto, ma il sole di
mezzanotte ha contribuito a far perdere ogni riferimento
temporale.
Come già espresso, credo che anche quest’anno l’Italia
sia stata ben rappresentata, quel che conta è
l’apprezzamento dell’organizzazione e del Comandante
NATO, poco possono le polemiche nate sui forum
stranieri. Il Berget non è fatto solo di scontri
memorabili, ma di attimi da vivere, di momenti da
assaporare e mi ha soddisfatto sparare solo tre
caricatori monofilari in tre giorni di gioco. Sia ben
chiaro, che chi partecipa al Berget non fa assolutamente
parte di un’elite, ma è un normale softgunner. La fatica
e le esperienze condivise, hanno fatto nascere legami
che porteremo sempre con noi, fino alla fine… usque ad
finem!
Concluderei con una frase tratta dall’Enrico V, che ben
racchiude il senso dell’intreccio di amicizie, che solo
il Berget può creare:
«E sino alla fine del Mondo, giorno non passerà senza
che vengano menzionati i nostri nomi; Felici noi, noi
pochi, noi schiera di fratelli; poiché chi oggi spargerà
il suo sangue con me sarà mio fratello.»
Diomede
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